Ossigenoclasi

Ossigenoclasi - L’uso dell’ossigeno in medicina estetica deve essere riservato al trattamento clasico (distruttivo) delle volumetrie di tessuto in eccesso (adiposità localizzate). Infatti la sua azione biologica è ossidativa e quindi dannosa se non regolata. L’ossigeno è normalmente utilizzato dalle cellule per ossidare le deidrogenasi ridotte prodotte dai vari metabolismi catabolici. Questa ossidazione avviene a livello della catena del trasporto degli elettroni presente nei mitocondri ed è accoppiata alla fosforilazione ossidativa e porta alla formazione di ATP (molecola ad alto contenuto energetico). Nel corso di questa serie di reazioni enzimatiche l’atomo dell’ossigeno riceve due elettroni che, oltre a completare il suo ottetto, gli consentono di legarsi a due ioni idrogeno formando una molecola di acqua. Questo processo, permesso dalla citocromossidasi, richiede un tempo intermedio. Infatti la presenza di due elettroni con il medesimo spin sullo stesso orbitale consente l’acceso del primo elettrone facilmente, mentre per il secondo, la necessità di invertire lo spin prima dell’unione, porta ad un rallentamento temporale. In questo tempo intermedio, infinitesimale, l’ossigeno, con un elettrone in più e quindi in forma radicalica, può liberarsi (escape) e ossidare le strutture biologiche cellulari con danno funzionale e strutturale. Tutti i tessuti utilizzano ossigeno per le loro reazioni ossidative ed un grammo di tessuto utilizza 6 x 1020 molecole di ossigeno per ogni minuto di attività metabolica. L’iperossia (aumento della concentrazione parziale di ossigeno) non migliora lo stato metabolico del tessuto, come alcuni pensano, ma, al contrario, determina danno biologico. Infatti, David Joyce in un articolo del 1987 pubblicato su Adverse Drug Reaction Bullettin ci descrive i danni biologici dell’iperossia: “… L’iperossia determina la trasformazione della xantina deidrogenasi in xantina ossidasi. Questa utilizza O2 al posto del NAD generando O2- (radicale libero dell’ossigeno). L’eccessiva formazione di radicali liberi dell’ossigeno annulla i meccanismi di difesa degli antiossidanti cellulari e determina ossidazione dei tessuti con lipoperossidazione delle membrane biologiche, danno e morte cellulare.” Da ciò, generare un’iperossia nei tessuti mediante l’infiltrazione di ossigeno medicale, genera danno lipoperossidativo nelle cellule che li compongono con morte cellulare e riduzione del volume del tessuto. Se consideriamo l’introduzione di un millilitro di gas, contenente 6 x 1022 molecole di ossigeno, in 10 grammi di tessuto abbiamo una concentrazione in ossigeno dieci volte maggiore del normale con conseguente iperossia e danno clasico. Considerando che l'ossigeno è una sostanza apolare e manifesta una debole tendenza a disciogliersi in acqua e che i tessuti biologici sono principalmente composti di acqua, l’infiltrazione di ossigeno nei tessuti porta ad una localizzazione dello stesso nel punto d’introduzione e la sua diffusione locale può avvenire soltanto manipolando il tessuto. Questo ci assicura dalla diffusione a distanza dell’ossigeno e dal possibile danno da questo in parenchimi nobili. La sua apolarità permette una miglior diffusione nel tessuto adiposo, zona dove normalmente desideriamo una riduzione di volume (adiposità localizzate e/o lipomi). Altra cosa importante da evidenziare nell’uso dell’ossigeno per la clasia del tessuto adiposo è che la produzione dei radicali liberi (responsabili del danno) avviene solo all’interno della cellula per attivazione del sistema xantina-deidrogenasi/xantina-ossidasi. Questo consente un’autolimitazione del danno perché la produzione intracellulare di radicali liberi dell’ossigeno si blocca con la morte della cellula stessa. Da quanto esposto, possiamo evidenziare che, al di là del danno clasico richiesto per la zona in trattamento, non esiste possibilità di problemi clinici che possano limitare l’uso dell’ossigeno medicale nel trattamento di Ossigenoclasi. Anche il pensiero che il gas possa produrre emboli gassosi, deve essere completamente confutato perché l’ossigeno gorgogliante nel sangue viene immediatamente fissato all’emoglobina dei globuli rossi e non può indurre questo problema. Il nostro protocollo nel trattamento delle adiposità localizzate prevede l’infiltrazione intradiposa di 1 millilitro di ossigeno medicale per centimetro cubo di grasso, con una manipolazione profonda immediatamente successiva all’infiltrazione. Il trattamento si ripete ogni 7-14 giorni fino ad ottenimento del risultato. Professor Maurizio Ceccarelli Direttore dell’International Centre for Study and Research in Aesthetic and Physiological Medicine

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